Quattrocento

Da quando vivo a Roma (da qualche giorno prima, a voler essere precisi) tengo un diario personale in cui riporto un po’ di tutto.

Il format è sempre lo stesso. Per cominciare, numero della pagina in alto a sinistra. Subito sotto la data. A destra, invece, una parola significativa per quel momento. Dopo aver concluso, in fondo, il titolo della canzone che sto ascoltando oppure il rumore che sento in sottofondo in quel momento.

Una domenica al Colosseo, con mio fratello (che fa la foto).

A volte è un resoconto della giornata, altre volte è qualcosa che mi ha segnato talmente tanto da volerla imprimere sulla carta per paura di scordarlo. Altre volte ancora una citazione, una foto, una poesia o un’idea. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, tale è la varietà delle cose che ci butto dentro.

Il punto però è un altro: sto per raggiungere la pagina quattrocento. La prima è del 30 Agosto 2013. L’ultima, al momento, è del 9 Febbraio 2018.

“Ammazza bravo, sai scrivere. Vuoi un applauso?”

No, aspetta, fammi arrivare al nocciolo della questione.

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